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Gabbiano – Il volo

da Anton Čechov
Anno 2008
Genere prosa
Con Elena Arcuri, Andrea Pinna, Giulio Baraldi, Deniz Ozdogan, Andrea Collavino, Simone Luglio, Francesca Cutolo, Vincenza Pastore, Rufin Doh, Alex Cendron, Barbara Bedrina
Regia di Leo Muscato

LeArt’ Teatro presenta il capitolo conclusivo della trilogia del progetto ri-scritture di Leo Muscato, tratto dal Gabbiano di Anton Čechov, una delle opere più rappresentate al mondo.

Note di regia: l’opera

L’opera ha come sfondo la provincia russa, dove ogni cosa agonizza e naufraga, dove la vita impigrisce e gli uomini istupidiscono. In questa provincia, immobile e tetra, c’è chi ha accettato supinamente una condizione quasi vegetale, e altri che lottano ancora contro l’appiattimento, l’azzeramento delle loro esistenze, delle loro ambizioni, della loro volontà di riuscire. Ogni tanto provano ad uscire dal pantano in cui si trovano cercando rifugio nella memoria di un tempo in cui sono stati migliori. Pensano a “Com’era bello dieci, quindici anni fa…” Ma quando il ricordo svanisce, a loro non resta altro che la coscienza più o meno acuta del fallimento e l’amara certezza di una condizione senza via d’uscita.

Il fallimento separa, isola ciascun personaggio nel proprio disperato universo; difficilmente trovano un modo per comunicare fra loro senza ferirsi, senza aggredirsi; ascoltano di preferenza se stessi, frantumando la propria angoscia in frasi o monologhi che mancano di un vero destinatario.

Anche l’amore, in questa situazione, diventa impossibile. I personaggi cechoviani amano sempre le persone sbagliate, le persone che non possono rispondere, che non possono accettare. Medvedenko ama Maša, che ama Kostja, che ama Nina, che ama Trigorin, che è amato dall’Arkadina. C’è poi il disperato amore filiale di Kostja e Arkadina; quello geloso fra Polina e Dorn; e l’amore sconfinato di tutti verso l’Arte, il Teatro.

Note di regia: lo spettacolo

Il Teatro – per ciascuno di loro – sembra rappresentare la possibilità ultima di evasione. Ognuno vive il teatro in modo diverso: chi come auto-celebrazione, chi come possibilità per diventare “famoso”; chi come mestiere logorante, chi come illusione di cambiare il mondo con le nuove forme; chi come ricerca dell’intima verità delle cose, chi come ricordo dei bei tempi che furono; chi come possibilità di evasione dalla sfiducia in se stessi, chi come sogno mancato; altri ancora come perdita di tempo.

In questo caso, il lavoro drammaturgico è consistito essenzialmente in una ri-scrittura scenica dell’opera di Čechov. Il testo è stato epurato da ogni riferimento spazio temporale e, a parte i tre giovani: Nina, Kostja e Mascia; gli altri personaggi non hanno nome e sono identificati per categorie: un’attrice, uno scrittore, un dottore, un maestro, ecc. Non vivono nella provincia russa, ma sono comunque isolati in un luogo astratto: ricordo di un teatro in bilico fra il cielo e il mare.

La nostra ri-scrittura scenica mira ad esasperare il duello fra generazioni che si disputano il dominio della politica culturale; la parabola della lotta fra coloro che detengono il potere (i vecchi mestieranti Arkadina e Trigorin) e quelli che non l’hanno e vorrebbero strapparglielo (i giovani Nina e Kostja, destinati essi stessi a diventare dei mestieranti).

Kostja ha poco più di 20 anni e vive un conflitto enorme: sente di avere un talento smisurato, crede che il teatro abbia bisogno di nuove forme e lui sente di possederle. Nella sua testa, c’è come un chiodo che lo tormenta e che lo costringe a cercare una risposta alla domanda: “Chi sono io veramente? Grotowskji o una nullità?” Quando si è giovani e si hanno tante domande che affollano la mente, si ha anche bisogno di qualcuno che dia delle certezze. Kostja, davanti a sé ha risposte contrastanti; la ragazza che ama e che lui considera la sua Musa ispiratrice gli dice che nei tuoi testi non c’è niente, non ci sono personaggi vivi; sua madre gli dice che non è in grado di scrivere nemmeno una stupida farsa da quattro soldi; di contro, un uomo che ha appena visto un suo lavoro gli dice che lo spettacolo gli è piaciuto moltissimo: “Un po’ strano, non ho visto la fine, ma l’emozione che mi ha dato è stata forte. Voi avete talento, e dovete continuare”.

A chi credere? Kostja è giovane, eppure parla con la consapevolezza di un grande maestro. Ma il teatro tradizionale, con i suoi rappresentanti (sua madre), non accetta la contraddizione di questa posizione; non crede possibile che la giovinezza possa essere sposa della sapienza. E allora cosa fa? Niente. Non dà a Kostja nemmeno la soddisfazione di opporsi a lui contrastandolo o criticandolo: semplicemente lo scavalca, lo annienta considerandolo una nullità.

Lo spettacolo, nel suo aspetto formale, esplora l’aspetto tragicomico del mondo creato da Čechov, astenendosi da ogni principio di credibilità legato al naturalismo della quarta parete. Tenta di sviluppare un discorso sul teatro, oggi; sulla necessità di farlo e di vederlo. Si avvale di interpreti provenienti da nazionalità diverse; ognuno di loro è una “eccellenza” di generi teatrali differente: prosa, teatro danza, clownerie, canto lirico. Questo perché crediamo nelle alchimie generate dalle diversità. Intendiamo evocare un mondo in cui possa risultare credibile qualunque sentimento scaturisca dall’animo umano, indipendentemente dal colore della pelle che lo contiene e dalla lingua che lo esprime.

Continuiamo a credere che in una rappresentazione teatrale nulla sia più importante delle persone di cui è fatta; e quando queste hanno il coraggio di mettersi completamente in gioco, tutti gli assurdi della vita iniziano a diventare credibili, fino al punto di riuscire a parlare anche di ciò che è difficile persino da nominare. Il gruppo di lavoro si è andato formando nel corso Laboratorio itinerante – Verso Čechov, condotto da Leo Muscato e organizzato in sette sessioni di lavoro svolte in tutta Italia.

Con Elena Arcuri, Barbara Bedrina, Giulio Baraldi, Alex Cendron, Andrea Collavino, Francesca Cutolo, Rufin Doh, Simone Luglio, Deniz Ozdogan.
Drammaturgia e regia di Leo Muscato.
Scene e costumi di Carla Ricotti.
Disegno luci Alessandro Verazzi.
Arrangiamenti musicali Elena Arcuri.

Commenti

  1. sandrini scrive:

    I sandrini tutti salutano con affetto elena arcuri e desiderano conoscere la parte che interpreta in questo dramma. mara angelo e pure bettina

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